Virgilio, prima Bucolica

Cristiana Caserta / latino
  • Created on 2023-12-22 10:45:08
  • Modified on 2023-12-22 11:35:53
  • Aligned by Cristiana Caserta
Latin
Ἑλληνική Transliterate
http://www.poesialatina.it/_ns/Testi/Vergil/Buc01.htm
https://classicamente-dora.blogspot.com/2018/02/virgilio-bucolica-i-traduzione.html
MELIBOEUS .

Tityre , tu patulae recubans sub tegmine fagi
silvestrem tenui musam meditaris avena ;
nos patriae finis et dulcia linquimus arva ;
nos patriam fugimus ; tu , Tityre , lentus in umbra ,
5 formosam resonare doces Amaryllida silvas .

TITYRUS .
O Meliboee , deus nobis haec otia fecit :
namque erit ille mihi semper deus ; illius aram
saepe tener nostris ab ovilibus imbuet agnus .
Ille meas errare boves , ut cernis , et ipsum
10 ludere quae vellem calamo permisit agresti .

ME . Non equidem invideo , miror magis : undique totis
usque adeo turbatur agris ! En ipse capellas
protinus aeger ago ; hanc etiam vix , Tityre , duco :
hic inter densas corylos modo namque gemellos ,
15 spem gregis , a , silice in nuda conixa reliquit .
Saepe malum hoc nobis , si mens non laeva fuisset ,
de caelo tactas memini praedicere quercus .
Sed tamen iste deus qui sit , da , Tityre , nobis .
TI . Urbem quam dicunt Romam , Meliboee , putavi
20 stultus ego huic nostrae similem , quo saepe solemus
pastores ovium teneros depellere fetus .
Sic canibus catulos similis , sic matribus haedos
noram , sic parvis componere magna solebam .
Verum haec tantum alias inter caput extulit urbes
25 quantum lenta solent inter viburna cupressi .
ME . Et quae tanta fuit Romam tibi causa videndi ?
TI . Libertas , quae sera tamen respexit inertem ,
candidior postquam tondenti barba cadebat ;
respexit tamen , et longo post tempore venit ,
30 postquam nos Amaryllis habet , Galatea reliquit .
Namque , fatebor enim , dum me Galatea tenebat ,
nec spes libertatis erat , nec cura peculi .
Quamvis multa meis exiret victima saeptis ,
pinguis et ingratae premeretur caseus urbi ,
35 non umquam gravis aere domum mihi dextra redibat .
ME . Mirabar quid maesta deos , Amarylli , vocares ,
cui pendere sua patereris in arbore poma :
Tityrus hinc aberat . Ipsae te , Tityre , pinus ,
ipsi te fontes , ipsa haec arbusta vocabant .
40 TI . Quid facerem ? Neque servitio me exire licebat ,
nec tam praesentis alibi cognoscere divos .
Hic illum vidi iuvenem , Meliboee , quotannis
bis senos cui nostra dies altaria fumant .
Hic mihi responsum primus dedit ille petenti :
45 " Pascite , ut ante , boves , pueri ; submittite tauros . "
ME . Fortunate senex , ergo tua rura manebunt !
Et tibi magna satis , quamvis lapis omnia nudus
limosoque palus obducat pascua iunco ;
non insueta gravis temptabunt pabula fetas ,
50 nec mala vicini pecoris contagia laedent .
Fortunate senex , hic inter flumina nota
et fontis sacros frigus captabis opacum .
Hinc tibi , quae semper , vicino ab limite saepes
Hyblaeis apibus florem depasta salicti
55 saepe levi somnum suadebit inire susurro ;
hinc alta sub rupe canet frondator ad auras ;
nec tamen interea raucae , tua cura , palumbes ,
nec gemere aeria cessabit turtur ab ulmo .
TI . Ante leves ergo pascentur in aethere cervi ,
60 et freta destituent nudos in litore piscis ,
ante pererratis amborum finibus exsul
aut Ararim Parthus bibet aut Germania Tigrim ,
quam nostro illius labatur pectore voltus .
ME . At nos hinc alii sitientis ibimus Afros ,
65 pars Scythiam et rapidum cretae veniemus Oaxen
et penitus toto divisos orbe Britannos .
En umquam patrios longo post tempore finis ,
pauperis et tuguri congestum caespite culmen ,
post aliquot , mea regna videns , mirabor aristas ?
70 Impius haec tam culta novalia miles habebit ?
Barbarus has segetes ? En quo discordia civis
produxit miseros ! His nos consevimus agros !
Insere nunc , Meliboee , piros , pone ordine vitis !
Ite meae , felix quondam pecus , ite , capellae :
75 non ego vos posthac , viridi proiectus in antro ,
dumosa pendere procul de rupe videbo ;
carmina nulla canam ; non me pascente , capellae ,
florentem cytisum et salices carpetis amaras .
TI . Hic tamen hanc mecum poteras requiescere noctem
80 fronde super viridi . Sunt nobis mitia poma ,
castaneae molles et pressi copia lactis ;
et iam summa procul villarum culmina fumant ,
maioresque cadunt altis de montibus umbrae .
Meliboeus
Titiro , tu stando sdraiato sotto l’ombra di un ampio faggio , componi un canto silvestre sul flauto sottile ; noi abbandoniamo i territori / confini della patria e i dolci campi . Noi fuggiamo dalla patria ; tu , Titiro , rilassato nell’ombra insegni ai boschi a risuonare della bella Amarillide .
Tityrus
O Melibeo , un dio fece per noi questa tranquillità . E infatti egli sarà sempre per me un dio , spesso un tenero agnello [ preso ] dai nostri ovili bagnerà il suo altare . Egli permise alle mie bestie , come vedi , di andare qua e e a me di suonare quello che volessi sul flauto agreste .
Meliboeus
Certamente non ti invidio , piuttosto mi meraviglio ; dovunque da ogni parte in tutti i campi c’è scompiglio . Ecco io stesso triste spingo avanti le caprette ; anche questa a stento , Titiro , conduco . Qui tra i fitti noccioli infatti poco fa ha lasciato dopo grandi sforzi due gemelli , speranza del gregge ah ! , sulla nuda pietra . Ricordo che spesso questo male , se la mente non fosse stata sciocca , a noi lo predicevano le querce toccate dal cielo . Ma tuttavia chi sia questo dio , o Titiro , di’ a noi .
Tityrus
La città che chiamano Roma , Melibeo , io sciocco la considerai simile a questa nostra , alla quale spesso noi pastori siamo soliti spingere i teneri parti delle pecore . Così conoscevo i cagnolini simili ai cani , così i capretti alle madri , così ero solito paragonare le cose grandi alle piccole . Ma questa ha sollevato il capo tanto tra le altre città quanto sono soliti [ fare ] i cipressi tra i flessibili viburni .
Meliboeus
E quale fu il motivo così importante per vedere Roma per te ?
Tityrus
La libertà che tardi tuttavia rivolse lo sguardo verso me che me ne stavo inattivo , dopo che la barba a me che la tagliavo cadeva piuttosto bianca , tuttavia volse lo sguardo e dopo molto tempo venne , dopo che ci ha Amarillide , Galatea ci lasciò . E infatti , lo confesserò infatti , fino a che mi teneva Galatea , non c’era speranza di libertà preoccupazione per il patrimonio . Sebbene molte vittime uscissero dai miei recinti e il grasso formaggio venisse pressato per la città ingrata , mai la destra mi tornava a casa pesante di denaro .
Meliboeus
Mi chiedevo con meraviglia perché , Amarillide , invocassi triste gli dei , per chi permettessi che sull’albero restassero appesi i suoi frutti ; Titiro era lontano da qui . Gli stessi pini , le stesse sorgenti , questi stessi arbusti , Titiro , ti chiamavano .
Tityrus
Cosa avrei dovuto fare ? Non mi era possibile uscire dalla schiavitù conoscere altrove divinità così propizie . Qui vidi quel giovane per il quale , Melibeo , ogni anno i nostri altari fumano per 12 giorni ( lett . per due volte sei giorni ) . Costui per primo diede una risposta a me che la chiedevo : " Portate al pascolo , come prima , garzoni , i buoi ; allevate i tori " .
Meliboeus
Vecchio fortunato , dunque i campi resteranno tuoi e per te saranno grandi abbastanza , sebbene la nuda pietra e la palude con il giunco limaccioso ricoprano ogni pascolo . Non pascoli sconosciuti tenteranno le bestie gravide le danneggeranno i cattivi contagi del gregge vicino . Vecchio fortunato , qui tra i fiumi noti e le sacre fonti prenderai il fresco ombroso ; da qui la siepe mangiata nel fiore del salice dalle api Iblee dal confine vicino , come sempre , spesso ti spingerà ad addormentarti con il leggero ronzio ; da qui sotto l’alta rupe il potatore canterà all’aria , tuttavia nel frattempo le roche colombe , tua preoccupazione , la tortora cesseranno di lamentarsi dall’alto olmo .
Tityrus
Dunque i cervi leggeri pascoleranno nel cielo e le onde restituiranno i pesci nudi sulla spiaggia , scambiatisi i territori di entrambi l’esule Parto berrà l’Arar e il Germano ( lett . la Germania ) il Tigri , prima che il suo volto sia cancellato dal nostro cuore .
Meliboeus
Ma noi andremo alcuni dagli Africani assetati , una parte giungeremo in Scizia e all’Oasse che trasporta impetuoso il fango , e ai Britanni completamente separati da tutto il mondo . Ecco dopo molto tempo ( En post longo tempore ) , contemplerò stupito ( videns mirabor ) mai ( unquam ) i territori paterni ( finis patrios ) e il tetto ( culmen ) della povera capanna ( pauperis tuguri ) fatto di zolle ( congestum caespite ) e dietro quel po’ di spighe ( post aliquot aristas ) , il mio regno ( mea regna ) ? Un empio soldato avrà questi campi coltivati , un barbaro queste messi . Ecco a cosa la discordia ha portato gli infelici cittadini ; per costoro noi abbiamo seminato i campi ! Innesta , ora , Melibeo , i peri , metti in ordine le viti ! Andate un tempo gregge felice , andate mie caprette . Io d’ora in poi non vi vedrò da lontano arrampicate ad una rupe fitta di cespugli ; non canterò nessun canto ; sotto la mia guida di pastore ( me pascente ) non brucherete , caprette , il fiorente citiso e il salice amaro .
Tityrus
Tuttavia avresti potuto riposarti qui con me questa notte sopra una verde fronda : abbiamo frutti maturi , tenere castagne e abbondanza di latte pressato . E ormai da lontano i tetti ( summa culmina ) delle fattorie fumano e più lunghe cadono le ombre dagli alti mont

( 171 ) 23% LAT
( 559 ) 77% LAT - GRC

( 776 ) 80% LAT - GRC
( 194 ) 20% GRC