Margherita De Luca

Sapienza University of Rome

Odyssey_Greek-Italian1-43

Margherita De Luca /
  • Created on 2018-12-04 20:30:47
  • Modified on 2018-12-14 11:53:43
  • Translated by Ettore Romagnoli, 1926
  • Aligned by Margherita De Luca
Ἑλληνική Transliterate
italiano
https://it.wikisource.org/wiki/Odissea_(Romagnoli)/Canto_I
ἄνδρα μοι ἔννεπε , μοῦσα , πολύτροπον , ὃς μάλα πολλὰ
πλάγχθη , ἐπεὶ Τροίης ἱερὸν πτολίεθρον ἔπερσεν :
πολλῶν δ᾽ ἀνθρώπων ἴδεν ἄστεα καὶ νόον ἔγνω ,
πολλὰ δ᾽ γ᾽ ἐν πόντῳ πάθεν ἄλγεα ὃν κατὰ θυμόν ,
ἀρνύμενος ἥν τε ψυχὴν καὶ νόστον ἑταίρων .
ἀλλ᾽ οὐδ᾽ ὣς ἑτάρους ἐρρύσατο , ἱέμενός περ :
αὐτῶν γὰρ σφετέρῃσιν ἀτασθαλίῃσιν ὄλοντο ,
νήπιοι , οἳ κατὰ βοῦς Ὑπερίονος Ἠελίοιο
ἤσθιον : αὐτὰρ τοῖσιν ἀφείλετο νόστιμον ἦμαρ .
τῶν ἁμόθεν γε , θεά , θύγατερ Διός , εἰπὲ καὶ ἡμῖν .
ἔνθ᾽ ἄλλοι μὲν πάντες , ὅσοι φύγον αἰπὺν ὄλεθρον ,
οἴκοι ἔσαν , πόλεμόν τε πεφευγότες ἠδὲ θάλασσαν :
τὸν δ᾽ οἶον νόστου κεχρημένον ἠδὲ γυναικὸς
νύμφη πότνι᾽ ἔρυκε Καλυψὼ δῖα θεάων
ἐν σπέσσι γλαφυροῖσι , λιλαιομένη πόσιν εἶναι .
ἀλλ᾽ ὅτε δὴ ἔτος ἦλθε περιπλομένων ἐνιαυτῶν ,
τῷ οἱ ἐπεκλώσαντο θεοὶ οἶκόνδε νέεσθαι
εἰς Ἰθάκην , οὐδ᾽ ἔνθα πεφυγμένος ἦεν ἀέθλων
καὶ μετὰ οἷσι φίλοισι . θεοὶ δ᾽ ἐλέαιρον ἅπαντες
νόσφι Ποσειδάωνος : δ᾽ ἀσπερχὲς μενέαινεν
ἀντιθέῳ Ὀδυσῆι πάρος ἣν γαῖαν ἱκέσθαι .
ἀλλ᾽ μὲν Αἰθίοπας μετεκίαθε τηλόθ᾽ ἐόντας ,
Αἰθίοπας τοὶ διχθὰ δεδαίαται , ἔσχατοι ἀνδρῶν ,
οἱ μὲν δυσομένου Ὑπερίονος οἱ δ᾽ ἀνιόντος ,
ἀντιόων ταύρων τε καὶ ἀρνειῶν ἑκατόμβης .
ἔνθ᾽ γ᾽ ἐτέρπετο δαιτὶ παρήμενος : οἱ δὲ δὴ ἄλλοι
Ζηνὸς ἐνὶ μεγάροισιν Ὀλυμπίου ἁθρόοι ἦσαν .
τοῖσι δὲ μύθων ἦρχε πατὴρ ἀνδρῶν τε θεῶν τε :
μνήσατο γὰρ κατὰ θυμὸν ἀμύμονος Αἰγίσθοιο ,
τόν ῥ᾽ Ἀγαμεμνονίδης τηλεκλυτὸς ἔκταν᾽ Ὀρέστης :
τοῦ γ᾽ ἐπιμνησθεὶς ἔπε᾽ ἀθανάτοισι μετηύδα :


πόποι , οἷον δή νυ θεοὺς βροτοὶ αἰτιόωνται :
ἐξ ἡμέων γάρ φασι κάκ᾽ ἔμμεναι , οἱ δὲ καὶ αὐτοὶ
σφῇσιν ἀτασθαλίῃσιν ὑπὲρ μόρον ἄλγε᾽ ἔχουσιν ,
ὡς καὶ νῦν Αἴγισθος ὑπὲρ μόρον Ἀτρεΐδαο
γῆμ᾽ ἄλοχον μνηστήν , τὸν δ᾽ ἔκτανε νοστήσαντα ,
εἰδὼς αἰπὺν ὄλεθρον , ἐπεὶ πρό οἱ εἴπομεν ἡμεῖς ,
Ἑρμείαν πέμψαντες , ἐύσκοπον ἀργεϊφόντην ,
μήτ᾽ αὐτὸν κτείνειν μήτε μνάασθαι ἄκοιτιν :
ἐκ γὰρ Ὀρέσταο τίσις ἔσσεται Ἀτρεΐδαο ,
ὁππότ᾽ ἂν ἡβήσῃ τε καὶ ἧς ἱμείρεται αἴης .
ὣς ἔφαθ᾽ Ἑρμείας , ἀλλ᾽ οὐ φρένας Αἰγίσθοιο
πεῖθ᾽ ἀγαθὰ φρονέων : νῦν δ᾽ ἁθρόα πάντ᾽ ἀπέτισεν .
Narrami l’uomo d’ingegno molteplice , o Musa , che tanto
errò , poi che distrusse la rocca di Troia divina ,
vide molte città , di molti uomini l’indole seppe ,
e assai patí pel mare , cercando com’egli e i compagni
salva potesser la vita serbare , e tornare alla patria .
Folli ! Vorarono i bovi del Sol ch’alto valica ; e il Nume
contese ad essi il del ritorno . O Dea , figlia di Giove ,
donde che sia movendo , tu narra anche a me questi eventi .
Già tutti quelli che aveano sfuggita la sorte funesta ,
erano in patria , lontani dal pelago omai , dalla guerra .
Lui sol , che rivedere bramava la patria e la sposa ,
Calipso trattenea nei fulgidi spechi , la Diva ,
la veneranda Ninfa , perché lo bramava suo sposo .
Ma quando poi , col volger degli anni , fu giunto anche il tempo
ch’egli dovea , per decreto dei Numi , tornare alla terra
d’Itaca , neppur qui , neppur fra gli amici , i travagli
giunse a sfuggire . Pietà sentivan di lui tutti i Numi ,
tranne Posídone ; questi serbava immutabile sdegno
contro il divino Ulisse , pria ch’egli giungesse alla patria .

Ma degli Etíopi questi gito era alle terre lontane
sono le genti estreme del mondo , in due zone divisi ,
gli uni ove il sol s’immerge nel pelago , gli altri ove sorge
dove di agnelli e di tori gli offrivano sacre ecatombi .
Quivi , assistendo al convito , godevasi ; e stavano gli altri
Dei , nella reggia accolti di Giove signore d’Olimpo .
Or , cosí prese a dire degli uomini il padre e dei Numi ,
poi che gli risovvenne del nobile Egisto , cui morte
inflitto aveva Oreste , figliuol d’Agamènnone illustre .
Dunque , pensando a quello , fra i Numi cosí prese a dire :
«Ahimè , come i mortali dàn sempre la colpa ai Celesti !
Dicono che da noi provengono i mali ; ma invece
essi , coi loro peccati , li attirano , in onta al destino .
Come ora Egisto : sedusse la sposa del figlio d’Atreo ,
contro al destino , e lo sposo sgozzò che tornava , sebbene
la sorte sua sapesse : ché noi l’avevamo ammonito .
Ermète a lui mandando , il vigile d’Argo uccisore ,
di non uccider l’eroe , ambir la sua sposa ; ché Oreste ,
d’Agamènnone figlio , farebbe vendetta del padre ,
quando , cresciuto , desío lo pungesse dal suolo paterno .
Cosí gli disse Ermete ; giunse a convincere Egisto ,
per quanto egli il suo bene cercasse ; ed or tutto ha scontato» .

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