Ovidio, Amores I, 1
Cristiana Caserta / latino
- Created on 2024-03-22 12:04:58
- Aligned by Cristiana Caserta
Latin
Ἑλληνική Transliterate
Arma gravi numero violentaque bella parabam
edere , materia conveniente modis .
Par erat inferior versus ; risisse Cupido
dicitur atque unum surripuisse pedem .
5 «Quis tibi , saeve puer , dedit hoc in carmina iuris ?
Pieridum vates , non tua turba sumus .
Quid , si praeripiat flavae Venus arma Minervae ,
ventilet accensas flava Minerva faces ?
Quis probet in silvis Cererem regnare iugosis ,
10 lege pharetratae virginis arva coli ?
Crinibus insignem quis acuta cuspide Phoebum
instruat , Aoniam Marte movente lyram ?
Sunt tibi magna , puer , nimiumque potentia regna :
cur opus adfectas ambitiose novum ?
15 An , quod ubique , tuum est ? Tua sunt Heliconia Tempe ?
Vix etiam Phoebo iam lyra tuta sua est ?
Cum bene surrexit versu nova pagina primo ,
attenuat nervos proximus ille meos .
Nec mihi materia est numeris levioribus apta ,
20 aut puer aut longas compta puella comas . »
Questus eram , pharetra cum protinus ille soluta
legit in exitium spicula facta meum
lunavitque genu sinvosum fortiter arcum
«quod»que «canas , vates , accipe» dixit «opus . »
25 Me miserum ! Certas habuit puer ille sagittas :
uror , et in vacuo pectore regnat Amor .
Sex mihi surgat opus numeris , in quinque residat ;
ferrea cum vestris bella valete modis .
Cingere litorea flaventia tempora myrto ,
30 Musa per undenos emodulanda pedes
edere , materia conveniente modis .
Par erat inferior versus ; risisse Cupido
dicitur atque unum surripuisse pedem .
5 «Quis tibi , saeve puer , dedit hoc in carmina iuris ?
Pieridum vates , non tua turba sumus .
Quid , si praeripiat flavae Venus arma Minervae ,
ventilet accensas flava Minerva faces ?
Quis probet in silvis Cererem regnare iugosis ,
10 lege pharetratae virginis arva coli ?
Crinibus insignem quis acuta cuspide Phoebum
instruat , Aoniam Marte movente lyram ?
Sunt tibi magna , puer , nimiumque potentia regna :
cur opus adfectas ambitiose novum ?
15 An , quod ubique , tuum est ? Tua sunt Heliconia Tempe ?
Vix etiam Phoebo iam lyra tuta sua est ?
Cum bene surrexit versu nova pagina primo ,
attenuat nervos proximus ille meos .
Nec mihi materia est numeris levioribus apta ,
20 aut puer aut longas compta puella comas . »
Questus eram , pharetra cum protinus ille soluta
legit in exitium spicula facta meum
lunavitque genu sinvosum fortiter arcum
«quod»que «canas , vates , accipe» dixit «opus . »
25 Me miserum ! Certas habuit puer ille sagittas :
uror , et in vacuo pectore regnat Amor .
Sex mihi surgat opus numeris , in quinque residat ;
ferrea cum vestris bella valete modis .
Cingere litorea flaventia tempora myrto ,
30 Musa per undenos emodulanda pedes
Mi
accingevo
a
celebrare
con
metro
solenne
le
armi
e
le
guerre
crudeli
,
in
modo
che
l
'
argomento
e
l
'
elemento
ritmico
concordassero
.
Il verso che seguiva era di lunghezza uguale al precedente ; dicono che Cupìdo abbia riso e abbia sottratto un piede .
«Chi , o crudele fanciullo , ti ha concesso tale diritto sulla poesia ? Noi poeti siamo seguaci delle Muse , non tuoi . Che accadrebbe se Venere strappasse via le armi alla bionda Minerva , o se la bionda Minerva agitasse al vento le fiaccole ardenti ? Chi potrebbe accettare che Cerere sia la regina delle selve montane e che i campi vengano coltivati agli ordini della vergine con la faretra ? Chi potrebbe fornire a Febo , che si distingue per la sua chioma , un ' aguzza lancia , mentre Marte fa ' risuonare le corde della lira aonia ?
Tu possiedi , fanciullo , regni grandi e molto potenti ; perché aspiri ambiziosamente a una nuova impresa ? Ti appartengono forse tutte le cose , dovunque esse siano ? È tua anche la valle di Elicona ? Neppure Febo dovrà considerare sicura la sua lira ?
Appena il nuovo componimento si è elevato nel primo verso , il verso successivo attenua l ' impeto del mio carme . Ed io non ho argomenti adatti a poesia più leggera : un fanciullo o una fanciulla dalle lunghe chiome ben pettinate . »
Mi ero lamentato , quand ' ecco egli , schiusa la faretra , scelse frecce destinate alla mia rovina , piegò con decisione contro il ginocchio l ' arco ricurvo e disse :
«Eccoti , o poeta , l ' argomento dei tuoi canti ! »
Me sventurato ! Quel fanciullo aveva frecce infallibili : brucio , e nel mio cuore , già libero , ora regna Amore .
Nei sei piedi si alzi il mio canto , nei cinque si abbassi . Addio , crudeli guerre , a voi e al vostro metro !
O Musa che si deve cantare con undici piedi , cingi le tempie bionde con il mirto che fiorisce sui litorali !
Il verso che seguiva era di lunghezza uguale al precedente ; dicono che Cupìdo abbia riso e abbia sottratto un piede .
«Chi , o crudele fanciullo , ti ha concesso tale diritto sulla poesia ? Noi poeti siamo seguaci delle Muse , non tuoi . Che accadrebbe se Venere strappasse via le armi alla bionda Minerva , o se la bionda Minerva agitasse al vento le fiaccole ardenti ? Chi potrebbe accettare che Cerere sia la regina delle selve montane e che i campi vengano coltivati agli ordini della vergine con la faretra ? Chi potrebbe fornire a Febo , che si distingue per la sua chioma , un ' aguzza lancia , mentre Marte fa ' risuonare le corde della lira aonia ?
Tu possiedi , fanciullo , regni grandi e molto potenti ; perché aspiri ambiziosamente a una nuova impresa ? Ti appartengono forse tutte le cose , dovunque esse siano ? È tua anche la valle di Elicona ? Neppure Febo dovrà considerare sicura la sua lira ?
Appena il nuovo componimento si è elevato nel primo verso , il verso successivo attenua l ' impeto del mio carme . Ed io non ho argomenti adatti a poesia più leggera : un fanciullo o una fanciulla dalle lunghe chiome ben pettinate . »
Mi ero lamentato , quand ' ecco egli , schiusa la faretra , scelse frecce destinate alla mia rovina , piegò con decisione contro il ginocchio l ' arco ricurvo e disse :
«Eccoti , o poeta , l ' argomento dei tuoi canti ! »
Me sventurato ! Quel fanciullo aveva frecce infallibili : brucio , e nel mio cuore , già libero , ora regna Amore .
Nei sei piedi si alzi il mio canto , nei cinque si abbassi . Addio , crudeli guerre , a voi e al vostro metro !
O Musa che si deve cantare con undici piedi , cingi le tempie bionde con il mirto che fiorisce sui litorali !
Plinio il vecchio, Storia della medicina (Naturalis historia XX1X, 1-3)
Cristiana Caserta / latino
- Created on 2024-04-16 09:50:30
- Modified on 2024-04-17 10:34:49
- Aligned by Cristiana Caserta
Latin
italiano
Naturae remediorum atque multitudo instantium ac praeteritorum plura de ipsa medendi arte cogunt dicere , quamquam non ignaros nulli ante haec Latino sermone condita , ancepsque , lubricum esse rerum omnium nouarum initium et talium , utique tam sterilis gratiae tantaeque difficultatis in promendo . Sed quoniam occurrere uerisimile est omnium qui haec noscant cogitationi , quonam modo exoleuerint in medicinae usu quae iam parata atque pertinentia erant , mirumque et indignum protinus subit , nullam artium inconstantiorem fuisse aut etiamnunc saepius mutari , cum sit fructuosior nulla : dis primum inuentores suos adsignauit et caelo dicauit , nec non et hodie multifariam ab oraculis medicina petitur . Auxit deinde famam etiam crimine , ictum fulmine Aesculapium fabulata , quoniam Tyndareum reuocauisset ad uitam - nec tamen cessauit narrare alios reuixisse opera sua - , clara Troianis temporibus , a quibus fama certior , uolnerum tamen dumtaxat remediis .
La
natura
dei
rimedi
e
il
gran
numero
di
quelli
presenti
e
di
quelli
passati
ci
obbligano
a
dire
parecchie
cose
sull’arte
medica
in
sé
,
pur
sapendo
che
questa
materia
non
è
stata
trattata
da
nessuno
in
latino
,
ed
essendo
dubbio
e
rischioso
l’inizio
di
ogni
novità
,
e
tanto
più
in
un
argomento
come
questo
,
privo
di
fascino
e
pieno
di
difficoltà
.
È
naturale
che
a
tutti
quelli
che
la
conoscano
venga
in
mente
di
chiedersi
come
mai
sono
diventati
obsoleti
rimedi
già
pronti
e
pertinenti
,
e
sembrerà
strano
e
indegno
che
questa
arte
sia
stata
sempre
instabile
e
anche
adesso
muti
continuamente
,
benché
sia
la
più
redditizia
di
tutti
.
La
medicina
ha
trasformato
in
dei
i
suoi
inventori
e
li
ha
consacrati
in
cielo
e
perfino
oggi
si
chiede
rimedio
in
varie
forme
agli
oracoli
.
In
seguito
aumentò
la
propria
fama
con
la
malafede
,
favoleggiando
che
Esculapio
fosse
stato
colpito
dal
fulmine
perché
aveva
risuscitato
Tindaro
,
senza
peraltro
cessare
di
raccontare
che
altri
avevano
riacquistato
la
vita
per
opera
sua
.
Era
già
illustre
ai
tempi
della
guerra
di
Troia
,
a
partire
dai
quali
l’informazione
diventa
più
certa
,
benché
limitata
alla
cura
delle
ferite
.
Catone e la medicina. Plinio, Naturalis historia XX1X, 15-16
Cristiana Caserta / latino
- Created on 2024-04-16 10:19:44
- Aligned by Cristiana Caserta
Latin
italiano
Quid ergo ? Damnatam ab eo rem utilissimam credimus ? Minime , Hercules : subicit enim qua medicina se et coniugem usque ad longam senectam perduxerit , his ††it ipsis scilicet quae nunc non tractamus , profiteturque esse commentarium sibi , quo medeatur filio , seruis , familiaribus , quem nos per genera usus sui digerimus . Non rem antiqui damnabant , sed artem ; maxime uero quaestum esse manipretio uitae recusabant . Ideo templum Aesculapii , etiam cum reciperetur is deus , extra urbem fecisse iterumque in insula traduntur et , cum Graecos Italia pellerent , diu etiam post Catonem , excepisse medicos .
E
dunque
?
Dobbiamo
credere
che
abbia
condannato
un’arte
utile
?
No
certo
.
Indica
bene
infatti
in
forza
di
quale
medicina
abbia
condotto
sé
e
la
moglie
a
una
lunga
vecchiaia
,
appunto
coi
mezzi
che
adesso
trattiamo
,
e
sostiene
di
avere
un
libretto
di
ricette
per
curare
il
figlio
,
i
servi
,
gli
amici
,
opera
che
noi
utilizziamo
dividendola
secondo
gli
usi
.
(
16
)
Gli
antichi
non
condannavano
dunque
la
medicina
,
ma
la
professione
di
medico
,
e
soprattutto
rifiutavano
che
la
vita
umana
fosse
oggetto
di
commercio
.
Per
questo
dicono
che
il
tempio
di
Esculapio
,
quando
fu
accolto
come
dio
,
lo
costruirono
fuori
città
,
e
una
seconda
volta
su
un’isola
,
e
quando
scacciarono
i
Greci
dall’Italia
,
molto
tempo
dopo
Catone
,
i
medici
vi
furono
compresi
.